Crepitio di stelle

Un titolo che racchiude la promessa di una meravigliosa lettura

Jón Kalman Stefánsson, Crepitio di stelle (Iperborea, 2020). Recensione di Chiara Mancinelli.
Jón Kalman Stefánsson, Crepitio di stelle (Iperborea, 2020)

Iperborea è una casa editrice italiana che si occupa di tradurre soprattutto letteratura nordica. Nascono nel 1987 per sopperire infatti alla mancata presenza di libri di autori e autrici dei paesi del nord in lingua italiana.

Vedendo i libri di Iperborea per la prima volta ricordo che mi colpirono due cose: la forma del libro stretta e lunga, che mi ricordava quella dei testi sacri in Chiesa o che si trovavano a volte nei cassetti dei comodini degli Hotel, e le copertine. Le copertine di Iperborea infatti sono straordinariamente curate, colorate ed invitanti. Non ero appassionata di letteratura nordica ma volevo fare un regalo ad una persona a cui sapevo che piaceva. Quella volta in libreria scelsi un libro di Björn Larsson.

Quei libri mi restarono impressi, continuai ad acquistarli come regali, finché un giorno mi decisi a comprare per me un libro che mi aveva colpito: Isola.

Isola mi conquistò. Mi conquistò lo stile narrativo della sua autrice, Siri Ranva Hjelm Jacobsen, capace di farmi sentire in modo palpabile i paesaggi e la cultura delle Faroe, un luogo lontano che non avevo mai pensato di aver voglia di visitare, che si è fatto invece immediatamente vicino e, in quale modo, amico.

In Crepitio di stelle di Jón Kalman Stefánsson ho sentito la stessa capacità evocativa. Anche in questo caso, l’autore ricostruisce una storia familiare, l’ambientazione cambia (siamo in Islanda) e cambia anche lo stile (si tratta di capitoli brevi anche brevissimi divisi in quattro parti). Quello che resta invariato è una forma narrativa che mi sorprende, a cui non sono abituata, che nella sua semplicità mi sbalordisce.

Bella parola, ‘intenzione’, e fa bene pronunciarla a voce alta mentre la terra sfreccia senza meta per tutto l’universo. È la parola più bella di una lingua, tranne forse ‘vieni’.

Intenzione, dice uno tra sé, vieni, ed è come se qualcuno ti lanciasse una corda.

Jón Kalman Stefánsson è capace di descrivere paesaggi induriti dal freddo facendo sentire al lettore quella stessa sensazione di gelo, di farci commuovere per un paesaggio primaverile, per il bambino che era un tempo.

L’autore, come anche la Jacobsen in Isola, si muove tra il suo presente, il suo passato e quello della sua famiglia. Una storia che parte da quella del bisnonno e della bisnonna, passa per la storia d’amore tra sua madre e suo padre per arrivare fino alla sua infanzia tra i personaggi del suo quartiere. Un omone che fa il pane, che ha sempre gli occhi rossi e che non può dormire, delle forbici in un negozio che tagliano sempre, i soldatini con cui discute della presenza della sua matrigna.

Le stelle brillano, i cani abbaiano, io racconto questa storia; non c’è nessuna differenza. Cerchi il principio e intanto racconti una storia, forse per non pensare che non esiste nessun cielo. Nessun inizio, nessuna fine, solo un moto incessante, una distanza infinita e nient’altro.

Crepitio di stelle mi ha colpito per il suo titolo che si è rivelato la promessa compiuta di essere una bella storia.

Non mi pento di non avere conosciuto prima la letteratura nordica. Sono felice invece di aver trovato il momento giusto per godere di queste belle letture, di saper apprezzare la scelta di una casa editrice e il lavoro di traduttori e traduttrici (in questo caso Silvia Cosimini) che si sono dedicati a delle lingue che mi sembrano incredibilmente complesse. Ma che se, presentate a chi non può fruirne, sanno essere un regalo.

Certo, può essere un assurdo malinteso, un errore scientifico, e allora forse c’è ancora qualcosa che non comprendiamo. C’è ancora tanta incertezza, e rifugiandomi in questo posso scrivere queste tre parole:

Intenzioni. Vieni. Cielo.

Sull’autore: Jón Kalman Stefánsson (Reykjavík, 1963), ha studiato letteratura all’Università d’Islanda. Dopo aver passato un periodo in Danimarca, è tornato in Islanda dove ha lavorato come bibliotecario. Nel 2005 ha vinto il Premio Letterario Islandese per Luci d’estate: ed è subito notte. Nel 2017 è stato candidato al Premio Nobel per la Letteratura e al Man Booker International Prize con I pesci non hanno gambe. I suoi libri sono pubblicati in italiano da Iperborea.

Testo e foto di Chiara Mancinelli

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